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SWAY Interview #1 — Save Your Atoll


In questo primo episodio di SWAY Interview faremo due chiacchiere con Antonello Meloni, in arte Save Your Atoll. Ci parlerà del suo ultimo Ep, il primo per lui in ambito deep techno, e delle esperienze e ascolti che hanno influenzato i suoi gusti musicali.




Per chi non conoscesse Save Your Atoll vi consigliamo l'ascolto del podcast uscito per Into The Abyss. (Leggi anche Save Your Atoll | Into The Abyss #007).


Ciao Antonello, raccontaci quali sono state le tue prime esperienze con la musica elettronica?

Ciao Nicola e ciao a tutti, innanzitutto vorrei ringraziare te Stefano e tutto lo staff di Behind The Store, sono molto felice di fare questa chiacchierata. Bene, le mie prime esperienze con la musica elettronica come ascoltatore risalgono alla fine degli anni novanta ( eh si ,inizio ad essere un pò grandicello). Sono nato ad Asti non lontano da Torino in Piemonte e fin da adolescente ho nutrito interesse per il cinema e la musica, passione che è cresciuta grazie alle frequentazioni di amici e ambienti artistici che quella piccola cittadina offriva all’epoca, poi, parlo del 1996/98, uscirono alcuni dischi che hanno per sempre segnato il mio percorso come Mezzanine dei Massive Attack o The Fat Of The Land dei Prodigy o ancora il big beat di Fat Boy Slim e Dig Your Own Hole e Surrender dei Chemical Brothers per citarne alcuni. Seguivo le band locali e ho sempre adorato la musica live poi, crescendo e potendomi spostare a Torino ho scoperto i club, la Techno e un nuovo mondo di suoni oltre ad una città che in quegli anni non aveva nulla da invidiare alla scena berlinese. Ci sono stati mesi che andavo a ballare anche 4-5 volte a settimana, adoravo immergermi per ore dentro quei suoni complessi, pulsanti e ipnotici, direi che è così che son venuto a contatto con la musica elettronica.


Quali artisti credi ti abbiano influenzato nel tuo percorso musicale e quando hai iniziato a dedicarti alla produzione.

A parte quelli citati in precedenza sicuramente una grande influenza su di me l’hanno avuta i Radiohead specialmente quando pubblicarono Kid A, ci sono voluti parecchi ascolti prima di capire cosa stessi ascoltando e per me rimane un capolavoro assoluto.

Ho ascoltato anche tanto Rock, Post Rock, Stoner e Grunge, e tanto tanto altro ,c’entrano poco con l’elettronica ma come spesso capita ciò che ascolti a volte è molto diverso da quello che produci e quindi direi che fanno sicuramente parte del mio background musicale.

Poi, essendo di origini sarde, come ogni estate tornavo nel paese dei miei genitori e così feci anche nel 2006 quando insieme ad un amico di lì ci imbattemmo in un festival dentro ad un club estivo di San Teodoro, era fine estate. Ci chiedemmo chi fossero tutti quegli stranieri e cosa fosse quella musica dai bassi potentissimi ma fluidi, dalle batterie velocissime e dalle atmosfere profonde e sognanti il tutto sovrastato della voce di un Mc che stava in piedi sui subwoofer di un Turbo Sound. Quello era il Sun And Bass ed io avevo scoperto la Drum And Bass e la Bass Music . Questo tipo di musica mi fece scattare qualcosa dentro e decisi che anche io avrei provato a creare le mie storie in musica, si perché per me rimane fondamentale ancora oggi creare tracce che contengono uno storytelling, non solo beat fine a se stessi o solo per pura estetica musicale, credo che in questo le influenze del mio background musicale abbiano giocato un ruolo decisivo. Nei primi anni 2000 avevo comunque iniziato a curiosare mettendo le mani su alcune macchine Roland e, senza sapere cosa stessi facendo, anche alcuni programmi rigorosamente crackati come le prime versioni di Reason, ma con l’approccio da autodidatta tutto inizialmente risultò molto frustrante. Per vari motivi nella vita non ho avuto una formazione musicale vera e propria e rimango tutt’ora un autodidatta, ma con perseveranza, la curiosità e l’impegno, negli anni ho trovato il mio modo di fare musica , poi Ableton, che svolta per me ,davvero flessibile e intuitivo. Mi sono poi trasferito a Roma nel 2012 con l’intento di confrontarmi e imparare il più possibile e devo dire che sono stati anni davvero intensi, di grande crescita formativa sia dal punto di vista umano che artistico. Direi quindi che, nonostante avessi già curiosato nel mondo della produzione negli anni precedenti, il 2012 è stato per me l’anno zero.


Il 12 gennaio hai rilasciato “The Universal Pattern Ep” sulla tua pagina Bandcamp, dicci qualcosa su questo tuo lavoro.


The Universal Pattern è a tutti gli effetti il mio primo lavoro Techno/ Deep Techno. Ho prodotto quasi esclusivamente Dubstep e Bass Music in generale per oltre sei anni con un collettivo creato a Roma e poi spostatosi a Berlino, in seguito, le cose dentro al collettivo hanno preso una strana piega e dopo tante soddisfazioni (Releases ,Festival internazionali e Club in Italia e in Europa) ci siamo sciolti, inoltre in quelle settimane ricevetti la triste notizia che la malattia si stava portando via mio padre così ho deciso di lasciare Berlino e trasferirmi definitivamente in Sardegna, ed è in questo periodo davvero difficile che ho creato il progetto Save Your Atoll e ho scritto le tracce che trovi nell'Ep. Ho cercato di esprimere in musica quello che stavo vivendo e ho cercato di rendere tutto più intellegibile coinvolgendo il Visual Artist Riccardo Bernardi (Aconite Vj) di base a Berlino e con cui collaborai in passato insieme a Amedeo Inglese (NOI) per la creazione di una performance Ambient live. Riccardo ha creato tre video meravigliosi che secondo me completano molto bene l’esperienza musicale. La prima traccia Inner Dance è un pò un invito a guardarsi dentro a guardare quella danza interiore muoversi che è un pò la nostra scintilla vitale, noto che in questi tempi di socials, di like, di postare sempre e tanto, stanno condizionando profondamente la percezione che abbiamo della realtà e quindi necessario almeno per me, fermarmi ogni tanto a guardarmi dentro. La seconda traccia, Closed Cities ,inizialmente aveva un’altro titolo che faceva riferimento ad un possibile futuro distopico che poi con l’arrivo della pandemia ho visto tristemente diventare il presente,una traccia molto cupa e tesa e l’ansia che un pò tutti portiamo dentro è palpabile durante l’ascolto. Non è una traccia delle tinte leggere ma ritengo comunichi esattamente quello che sentivo a proposito dei pericoli di questo nuovo mondo ed il video di Aconite poi amplifica al meglio il concetto. Infine c’è The Universal Pattern che in primo luogo è dedicata a mio padre e che mi lascia sempre un buon retrogusto di speranza ed è questa probabilmente la traccia che sento intimamente più mia, anche in questo caso vi invito a vedere il video su You Tube.

Visuals by Riccardo Bernardi (Aconite Vj)

Le ho scritte in casa con un set up davvero minimale, un laptop qualche controller due monitor, poi ho finalizzato, per la prima volta, il mix in studio aggiungendo anche qualche sfumatura analogica grazie alla competenza di Eugenio Caria, che molti conoscono artisticamente col nome Saffronkeira. Abbiamo lavorato per ore nel suo studio di Castelsardo e ho potuto seguire tutte le fasi con attenzione, bellissima esperienza. Inoltre ho voluto anche coinvolgere la mia giovanissima nipote Francesca Chirigoni che ho scoperto essere una disegnatrice in erba di talento ed ho affidato a lei l’artwork che vedete.




Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Ti chiedo di salutarci citando 3 dischi che sono particolarmente importanti per te.

Grazie a voi per questa bellissima occasione, e vi voglio augurare tutto il meglio per Behind The Store che trovo essere uno dei progetti editoriali più interessanti e che sta aiutando tanto, in termini di esposizione, gli artisti elettronici underground della nostra amata isola. Domandona da un milione di dollari hahaha, non vado in ordine di preferenza:

Autechre - Incunabula


Goldie - Inner City Life


Photek - Solaris


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