• Andrea Benedetti

Memoria e nostalgia. Morte, arte e futuro

Questi ultimi dodici mesi sono stati terribili. Inutile nascondersi dietro a inutili giochi di parole. Tante persone hanno perso i loro cari senza neanche poterli riabbracciare un'ultima volta. Una cosa orribile. La morte però è sempre orribile. Essendo la fine della nostra esistenza terrena non può non esserlo, soprattutto se sei ateo. Ma è comunque parte del processo che ci ha portati qui da un accoppiamento di elementi vitali infinitesimali e che ci ha regalato la possibilità di vedere anche cose bellissime.


Niente è perfetto, niente è univoco. Ci saranno sempre lati negativi e lati positivi in ogni cosa che facciamo ed in questo processo di assimilazione di esperienze la memoria è fondamentale. Costruisce letteralmente ciò che diventiamo. Le spiegazioni scientifiche sono ovviamente molto più accurate, ma il concetto di memoria, inteso in modo più esteso e direi popolare, mi aiuta in questo breve ragionamento che mi è servito, e spero serva anche a voi, per elaborare le perdite che tutti abbiamo avuto e avremo.


Quando qualcuno lascia questo piano terreno, dopo la disperazione, la rabbia e la tristezza, inizia un percorso di elaborazione che a volte rischia di sfociare nel loop emotivo della nostalgia. Io adoro la nostalgia, ma è una sensazione da usare con il contagocce. È la camera chiusa della memoria. Quando la apri è piena di colori caldi, musiche rilassanti e immagini bellissime. Ne rimani affascinato e ci resti dentro, non accorgendoti più che la porta è chiusa, spesso bloccando il tuo viaggio verso altre camere ed altre esperienze.




E' infatti importante andare oltre, capire cosa abbiamo avuto più che quello che abbiamo perso. Dovrebbe essere la norma per rendere merito al vero significato che queste persone possono avere per te, ma non sempre accade. L'ho vissuto sulla mia pelle con la recente scomparsa di due artisti che in fondo non conoscevo così bene, ma che avevano dato tanto a scene diverse: Victoria Lukas e Claudio Coccoluto. Entrambe ci hanno lasciato giovani e per l'assalto infame del male del secolo. Entrambe hanno lottato con dignità e forza producendo fino all'ultimo e lasciando volutamente segni del loro percorso artistico, indicandoci implicitamente la strada da percorrere per elaborare la loro dipartita.


Victoria era una persona meravigliosa, dotata di una sensibilità unica che l'aveva portata a collaborare con Gerald Donald aka Dopplereffekt, Arpanet e tanti altri pseudonimi nel suo progetto Zerkalo e in svariati progetti solisti come Inkamera e Weltgeist. Ultimamente stava lavorando ad un nuovo progetto, chiamato significativamente Vita, che finalmente è uscito poco fa in una forma innovativa su Tumblr. Una sorta di testamento/documentario audio visivo con canzoni, foto e poesie realizzato con l'artista visuale ed amica Julie Pello. Una gioia sensoriale che ci riporta ogni volta in quella stanza della nostalgia, ma aprendo una finestra doppia con vista sulla sua amata natura e su un viaggio di libertà espressiva che sarebbe stato ancora tutto da percorrere. Victoria era una persona speciale amante della filosofia che, mi disse, la stava aiutando a percorrere questa ultima porzione di vissuto al meglio, per lei e la sua famiglia. Una rara intervista per Bass Agenda ce la restituisce in tutta la sua profonda semplicità ed i suoi mondi onirici e cristallizzati nel tempo.



Claudio invece, verso la fine del suo percorso, ha collaborato con tutti, dividendosi fra impegno politico e sociale per la sua categoria e per gli amati diritti civili, da Radicale convinto , e la sempre amata musica, soprattutto con dj set in streaming dietro a due 1200 ed un mixer con i suoi viaggi tribali universali e sempre più intimisti e di qualità, ma mai depressi o involuti. Erano come il tentativo finale di far convivere le tradizioni culturali musicali di tutti i popoli sotto la casa, in questo caso super accogliente, dell'elettronico. Questo uno degli ultimi suoi set dello scorso 31.12.2020 per Dancity, incredibilmente ispirato e con un finale da brividi grazie ad una citazione dal film “La montagna sacra” di Alexander Jodorwsky che a risentirlo ora fa veramente impressione.


E poi le interviste. Una abbiamo avuto il piacere e l'onore di averla per Audiodrome e poi tantissime altre fra cui spicca, per me, questa di Emanuele Zagor Treppiedi per Notte Italiana in cui ad un certo punto Claudio dice:


"Sono una persona che ha un rapporto molto distaccato con il passato. Nel mio modo di vivere e di essere, nella mia testa, il passato occupa un peso specifico molto relativo. Sono più interessato a fare cose proiettate in avanti. Raramente mi fermo a pensare al passato e me ne accorgo quando per esempio si tratta di inviare piccole biografie a qualcuno per motivi professionali; ne ho una che forse è sempre la stessa da 15 anni e fa il giro per mondo e non oso ritoccare. Faccio sempre un po’ di fatica a ricordare le cose fatte, anche quelle più clamorose. Mentalmente sono solo alcuni punti intermedi di un percorso che io provo a proiettare nel futuro. Certo è anche giusto guardare le pagine del proprio diario, ma non mi danno energia, non sono consolatorie e credo che inneschino solo quell’effetto nostalgia che per altro odio negli altri. Poi ovvio a volte ci casco anche io, ma è solo legato al fatto che paragonando la situazione attuale che oggi è molto esaltata dai social e facendo la tara ai ricordi e all’emotività forse alcune cose erano più interessanti proprio perché avevano un’energia nascente. Oggi siamo un po’ più viziati dal marketing e meno spontanei.



Oggi c’è una plasmazione dei fenomeni che prima non avveniva perché prima non poteva succedere in quanto non c’erano proprio i mezzi. Le cose venivano fatte spontaneamente senza un secondo fine di visibilità. Stare lì a rivendicare quale peso e quale ruolo uno ha avuto mi sembra un’opera inutile nel momento in cui il gap generazionale è diventato talmente grosso che bisogna solo pensare a ricominciare da zero. Tutto quello che hai fatto a un ragazzo di 20 anni sono sicuro frega poco, proprio perché sono cose che non ha vissuto e di cui non ha nessuna percezione. Quindi è molto più importante farsi conoscere adesso, quasi come se fosse un nuovo inizio. E di questa cosa io sono molto molto contento ed energizzato, mi piace rimettere tutto in discussione e ricominciare da capo. Perché fondamentalmente ho talmente tanta passione per quello che faccio che ricominciare tutto da zero non mi spaventa, anzi mi dà la certezza che questo gioco andrà avanti ancora per molto tempo."



Il senso profondo di queste parole, che ci invitano a guardare al futuro senza cadere nella trappola del passato, mi ha ricordato incredibilmente le parole di Mike Banks di qualche anno fa. Lo avevo contattato, su indicazione di Mauro “Boris” Borella, perché si stava manifestando la possibilità di organizzare un talk con Jeff Mills a Foligno all’interno di Dancity e l'idea era di metterli nuovamente assieme su temi che sicuramente avrebbero infiammato i cuori di molti. Mi scrissi con Mills varie volte e lui propose anche un set scenografico che a livello visivo sarebbe stato stupendo, ma Mike, nonostante la proposta super interessante, fu chiarissimo: non si sarebbe dovuto parlare necessariamente di loro e non si sarebbe dovuto parlare solo del passato. Per Mike e ovviamente anche per Jeff, era il futuro il loro obiettivo, come anche avere uno sguardo più ampio su cosa volesse dire fare musica elettronica ai giorni nostri e che messaggio si voleva dare alle generazioni future. Zero nostalgismi. Alla fine la quadra si trovò ed era appunto sul parlare del futuro, sia della musica che della società, ma non se ne fece nulla per altri sopravvenuti impegni che vennero fuori per entrambi. In ogni caso la lezione fu chiara: il passato serve solo come fondamenta per costruire il futuro.


Ritrovare questi concetti nelle parole di Claudio, come anche in alcuni testi di Victoria, non mi ha lasciato per giorni portandomi a scrivere questo breve articolo e facendomi capire una volta di più come gli artisti veri sono prima di tutto portatori di una visione. Tramite la loro arte combattono i processi stantii del quotidiano, ci regalano finestre su mondi nuovi e soprattutto scolpiscono pezzi di futuro che ci possiamo portare sempre dietro, siano essi suono, immagine o parola. Pertanto è fondamentale ricordare, prediligendo la memoria alla nostalgia. La vita va vissuta tutta e fino in fondo. Chi se ne va ci lascia sempre qualcosa. Sta a noi trasformarlo in mattoni per costruire strade e non muri.


Andrea Benedetti


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