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Matteo Spedicati e Alessio Mereu per Behind the Store

Aggiornato il: feb 11


Ho trascorso un pomeriggio a Cagliari, nel quartier generale della AMAM, Befog e Mama Recordings, etichette di spicco della scena musicale underground, in compagnia del fondatore Alessio Mereu e del dj e producer isolano Matteo Spedicati, fresco di un’ultima pubblicazione per l’etichetta di Seth Troxler "Play It, Say It".


Ciao Matteo e ciao Alessio. Com'è iniziato tutto, intendo dire come è entrata la musica nella vostra vita? Matteo: Per me la musica non è stata una scelta, ma una forma di educazione. Io son cresciuto con mio padre. Lui suonava la batteria e lui mi ha trasmesso l’amore per la musica.

Se dovessi scegliere una colonna sonora per i ricordi della mia infanzia cercherei tra le canzoni dei Pink Floyd o dei Dire Straits, mio padre ci ha cresciuto così.

Mio fratello, invece, è sempre stato sempre quello che portava le novità musicali in casa: dai dischi, agli strumenti. Non so quante volte abbiamo discusso perché io sono mancino mentre lui è destro, e per usare le sue chitarre, ne invertivo l’impostazione .

Mio fratello resta tutt’ora una mia grande fonte di ispirazione per nuovi ascolti. 


Alessio: Io invece ho iniziato per mia scelta, perché mi andava. Nessuno in casa suonava e quindi nessuno me lo ha trasmesso o, men che meno, imposto. A 8 anni mi sono innamorato del pianoforte, così è iniziato tutto.



Cosa ti è rimasto oggi di quell’amore per il piano? Cosa c’è nel DJ Alessio Mereu dell’Alessio pianista?


Alessio: No, no, non fraintendermi. Non ero un pianista, certo ho studiato musica per parecchi anni fin da piccolo, ma resto umile (ride ndr). Saper suonare, saper leggere la musica aiuta soprattutto all'inizio, ma poi passano gli anni la teoria te la dimentichi, resta qualcosa, certo, ma la senti, non puoi spiegarla.


Però tanti anni di studio serviranno anche a far musica elettronica, o no?  

Alessio: Magari nella conoscenza della musica, nel fare melodie, ti viene più facile andare anche ad orecchio. Poi, ovviamente, non potendo più suonare il piano dimentichi anche un sacco di nozioni nel tempo, però, all'inizio, nei primi 3-4 anni di produzioni aiutava, perché il mio cervello aveva già le basi.

Poi purtroppo la tua vita è stata segnata da quel brutto incidente. Come ha influito sulla tua carriera? Pensi che comunque questa sarebbe stata la tua strada?

Alessio: Ha inciso senza dubbio, avevo 14 anni quando è successo, è stato un periodo davvero duro per me. Prima, quando stavo male, ero nervoso, qualcosa non andava, mi buttavo sul piano, suonavo mezz'oretta e tutto passava. Dopo non c’era più il piano. Dovevo trovare qualcos'altro. Io sono nato nel 1988, ho iniziato ad ascoltare i Prodigy e i Chemical Brothers, erano dischi degli anni '90, ascoltati nel 2004 e poi, pian piano scavando sempre più affondo nella musica di nicchia, sono arrivato, tramite un amico, ad ascoltare la musica di Renato Figoli (del quale vi segnaliamo questo bellissimo articolo a cura di Storia della Musica). Con lui è iniziata una nuova storia.

Il tuo percorso nella musica elettronica è davvero un patrimonio comune. Ha segnato la cultura musicale indie e underground di tutti gli anni '90 e 2000. Penso ai Radiohead, per esempio, o ai Subsonica, in Italia. Insomma siamo tutti figli di quel brodo primordiale elettronico.

Parlateci di Renato, lui è stato un po’ una guida dentro quella cultura e quel modo di fare musica. La sua figura è quella di un maestro qui a Cagliari

Alessio: Si certo, tutto è iniziato proprio da un suo disco. Da lì, è partito un percorso che mi ha portato da Sven Vath a Lauren Garnier, passando per Villalobos e Richie Hawtin . Sino a quando ho scoperto che mio fratello era amico di Renato Figoli. Ricordo ancora la prima volta di Renato in casa, questo sorrisone "svenato". Lui per me è stato davvero molto importante.

Matteo: Si ma per tutti noi è stato fondamentale, è stato un pioniere qui a Cagliari. Lui mi ha insegnato a usare i primi software, come Logic, Pro Tools, e Ableton. Dobbiamo a lui la nostra amicizia, perché se ci siam conosciuti é grazie a lui.

Alessio: Poi, per me Renato è stato una connessione verso tutto il mondo che ora è la mia vita: fare musica, un sequenzer, avere un’etichetta, nulla, non sapevo nulla. Gli devo tanto.


Quando hai conosciuto Renato?


Nel 2005. Tutto il 2006 l’ho dedicato all'apprendimento e nel 2007 è uscito il mio primo disco, per un’etichetta di Amburgo, la Eminor Records.

Parliamo di voi come musicisti, come produttori. Quando sentite di più l’ispirazione per fare musica?

Alessio: Le idee migliori mi vengono la mattina, perché ho il cervello più riposato, sono più fresco, più lucido. Diciamo che ho bisogno di fare un reset nella mia testa per poter produrre, ad esempio la sera, dopo essermi riposato, è per me un buon momento. Mi sveglio e son carico. Però non è detto, perché ad esempio le ultime due tracce del disco le ho fatte di notte. Una cosa fondamentale c’è: devo essere solo.


Si sono d’accordo, la solitudine è necessaria, quasi una fonte di ispirazione a sé stante. Basta una piccola, apparentemente insignificante distrazione, per interrompere il flusso di idee. Penso che la musica ci porti in una dimensione parallela, ma basta una sola parola per tornare sulla terra.

Matteo: Sono d’accordo: l'ispirazione è un misto tra solitudine è concentrazione. Io sono meno abitudinario, spesso produco solo di notte. In alti periodi mi sveglio la mattina e produco sino alle 2 del pomeriggio. La musica è matematica, quindi Alessio ha ragione, sicuramente a livello tecnico, di mattina, tutto il corpo funziona meglio.

Giudicarsi è sempre la parte più difficile. Come fate a rendervi conto se un disco è buono?

Alessio: Principalmente la musica devi farla per te. Quindi se a te piace quello che hai fatto e già cosi è un risultato. Meno giudichi il tuo lavoro e meno ti fai influenzare dai giudizi altrui meglio è.

Matteo: In realtà, non puoi mai sapere se un tuo disco sia buono, a priori. Ad un certo punto non riesci più a giudicare la tua musica. Devi ricordare l'emozione che provavi all'inizio del progetto, perché la assimili talmente tanto che diventa una parte di te.

Ma giudicarsi non rientra a far parte del toolkit del musicista? Capire che direzione sta prendendo il pezzo e se il risultato finale sarà buono.

Matteo: Diciamo che cerco una simbiosi con la musica, non la giudico come se fosse un oggetto esterno. Cerco di minimizzare i tempi di produzione per portare a termine il lavoro quanto prima, in modo che il pezzo non mi stanchi perché magari potrebbe essere una bomba. L'importante è concludere. 

Qual è stata la vostra più grande delusione, per un disco che pensavate avrebbe potuto sfondare, e invece è stato un flop?

Matteo: Tutti (ride ndr). C'è da dire che, e qui rispondo per entrambi, ora siamo più stabili, quando abbiamo iniziato eravamo più freschi e avevamo più aspettative, forse producevamo troppo, anche qualcosa di dimenticabile.

Alessio: Io all'inizio puntavo molto sulla quantità, purtroppo. Ho prodotto più di duecento tracce. Diciamo che magari qualcuna avrei potuto evitare di pubblicarla.



Prima parlavamo dell’influenza dei Chemical e Prodigy sulla scena musicale degli anni ’90 e 2000. Che musica influisce nella produzione della vostra , invece, di musica?

Alessio: Molto hip hop e vari artisti della Death Row Records, Nas , Wu-Tang Clan. Anche la classica, Chopin Debussy, Rachmaninov. Ma anche il rock, i Doors e i Radiohead (che ascoltiamo in sottofondo ndr).

Matteo: Io ho una formazione ancora più rockettara: i Beatles, i Nirvana e Jimmy Hendrix per dirne alcuni. Riconosco queste contaminazioni nelle vostre produzioni, i dischi di Matteo, tutt'ora sono caratterizzati da degli assoli di chitarra. Rock'n Roll Never Die.

Ora su che nuovi progetti state lavorando?


Alessio: Il progetto più fresco è quello con WTTM artista emergente Deep Techno. Poi la collaborazione con Dakpa ed Enrico Sedda, con i quali portiamo avanti l'ultima nata Befog, un etichetta che a breve pubblicherà la sesta release. Aleandro invece è il progetto che seguo con Andrea Ferlin con il quale abbiamo gia pubblicato 3 ep e 2 remix. Matteo: Io invece sto lavorando per delle collaborazioni con Frank Storm, e per una futuro disco con Davide Squillace su This and That.

Quale artisti emergenti ci consigliereste? Alessio: Sono artisti che fanno EP già da un po di anni: Enrico Sedda (000), Difid, Yaroslav Lenzyak, Gregorio Soave, Sons of Immigrants e Dubfound che a dicembre esce con il suo primo Amam. Matteo: Sicuramente sentiremo parlare di Just Ellie

Matteo, salutaci con il tuo disco preferito di Alessio Matteo: Vi saluto con Deadly Love, un disco che ha ormai 8 anni, uscito su Poker Flat.

Alessio, salutaci con il tuo disco preferito di Matteo Alessio: Il mio disco preferito di Matteo è un lavoro del 2007 uscito su Gumption Recordings ‎che si chiama Il Fantasma Di Hobanubi Artwork a cura di Daniel Vargiu


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