• Alessandro Monne

Face to Face : Djames

Marco Di Giuseppe, in arte Djames, fondatore del collettivo Hush Hush. Il giovane abruzzese propone da tempo in diverse consolle italiane, talvolta anche estere, una musica che alterna suoni deep e minimal. Tra le varie citiamo quelle dell' Hotel Buttefly di Roma insieme a Shemade, del Control Club del Bucharest e del Lion and Lamb a Londra.

Importante per la sua crescita è la residency al Zero11 di Pescara, club che negli ultimi anni ha generato un forte interesse per via di una spiccata selezione artistica.



Ciao Marco, quali sono i ricordi che hai sul primo approccio con la musica elettronica?


Ciao ragazzi! Beh premetto che da ragazzino venivo da tutt'altro mondo. Infatti prima di mettere mano sui dischi suonavo il basso elettrico in una jazz band, quindi facevo completamente un altro genere. Ascoltavo un po di tutto in verità. Poi crescendo, gli amici più grandi mi portavano a ballare nei club di Pescara. Li ho avuto modo di ascoltare dj di caratura internazionale (Satoshi Tomiie per dirne uno). Mi appassionai subito all'elettronica e di li a poco acquistai la prima consolle. Le prime feste, quelle "domestiche", con gli amici mi hanno permesso di prendere dimestichezza con gli strumenti e di affinare la mia tecnica.



Mi hai parlato del jazz, quanto ha inciso in ciò che proponi oggi?


Il jazz ha influito sicuramente tanto. Suonando il basso, come dicevo, mi sono innamorato di quei suoni così profondi che poi ho ritrovato nella musica minimale e nella micro-house. Diciamo che è stato un ottimo input per definire ciò che mi piace proporre.



Quando hai deciso di vedere le cose con un'ottica diversa? Quando la cosa si è fatta più seria insomma..


Mi sono accorto che la passione mi stava, per modo dire, sfuggendo di mano quando ho iniziato a perseguire l'obiettivo di volerla trasformare in un lavoro, da portare avanti parallelamente al mio primario. Quindi intorno ai 25 anni ho deciso di fare le cose più professionalmente e da li ho iniziato ad avere date al di fuori della mia regione. Catapultarmi in questo mondo mi ha permesso di fare nuove conoscenze, nuove amicizie e di guardare da una prospettiva diversa quella che prima era una "semplice" passione.



Il Zero11 è stato definito "una perla che emerge dall'Adriatico". L'impronta che è stata data dai suoi fondatori e dalla direzione artistica è chiara. La micro-house e la minimal regnano sovrane e trovano la massima espressione nei loro party. Qual è il rapporto che hai con il club di Pescara?


Sono ormai 2 anni e più che sono resident del Zero11. Posso dire si tratti di una famiglia molto unita. Il cavallo di battaglia del club, Back to Basics, ha permesso di offrire al pubblico artisti delle migliori etichette in circolazione: Perlon, Cocoon, BPitch, Purism, Eastenderz, Point of View per citarne alcune. Saltuariamente inoltre, proponiamo un party che ho creato con due amici nel 2017, HUSH HUSH.



Parlando di micro-house non possiamo non parlare della corrente romena e dei suoi esponenti principali.


Ritengo sia il tipo di elettronica che mi piace di più! Penso sia la massima espressione di ciò che si può trovare oggi sulla piazza. Delicata e coinvolgente, in modo che tutti possano ballarla. Negli ultimi anni si è evoluta parecchio: ricordo che quando iniziai ad ascoltarla 7-8 anni fa, era molto più lenta.. quasi più mentale. Ho notato nell'ultimo periodo un cambio di passo volto a una maggiore accessibilità. Negli anni a venire sarà sicuramente tra i movimenti più seguiti.



Avendone ospitato diversi artisti di quella che è definita comunemente ro.minimal (Arapu, Praslea, Cezar, CAP..) che idea ti sei fatto su di loro?


Prima di tutto, dal punto di vista umano, sono persone umilissimi e amichevoli. Al di fuori del rapporto professionale, sono persone squisite con la quale scambiare due chiacchiere a cena e raccontarsi storie di vita o episodi. Sempre disposti a intrattenere, anche dopo le serate, discorsi di opinioni musicali. Dietro la consolle sono impeccabili e composti.

Il movimento della minimal romeno è quello che da un pò l'imprint al club. Seguiamo questa scena da svariati anni partecipando tutti assieme per esempio al festival che più li identifica, il Sunwaves.

Posso dire che il nostro rapporto con loro è per via di cose diventato continuativo.




Cosa ci puoi dire sui tuoi prossimi obiettivi?


Sicuramente quello che voglio fare è produrre! Avrei voluto chiudere un EP già diverso tempo fa, ma per vicissitudini lavorative non ho avuto modo di farlo. Sono a lavoro sotto questo profilo in collaborazioni, sia italiane che estere. Far conoscere, e condividere, la mia personale visione di musica è l'ambizione più forte che posso avere, senza dubbio. Poter comunicare attraverso la musica è il sogno che ho sempre avuto!



Salutaci con un disco al quale sei particolarmente affezionato.


Ciao ragazzi, è stato un piacere! Vi lascio uno dei dischi che ho consumato di più in questi anni.





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