• Alessandro Monne

Face to Face: Davide Piras.

La versatilità, nella sua accezione più positiva, è la dote che vediamo - o sentiamo - elevarsi nelle produzione di Davide Piras, produttore e dj italiano che da diversi anni tra una release e un' altra occupa le consolle del Nord Italia. Difficile classificare il genere di Davide e il gioco di sentimenti e ispirazioni che si nasconde dietro l'uso dei suoi moniker Dj Chupacabra e 6470. Sotto i dischi che ha mixato per noi e le sue parole!




Ciao Davide, mi racconti come ti sei avvicinato alla musica elettronica? I primissimi ricordi..


Ti dirò, la musica elettronica ho iniziato ad ascoltarla quando ero davvero un bambino. Soltanto non sapevo fosse musica elettronica, non capivo niente all'epoca. Mio padre era un fan dei Tangerine Dream, dei Depeche Mode, dei Pink Floyd.. quindi c'è sempre stato un contatto diciamo. Mi sono avvicinato in modo più attivo e cosciente durante l'adolescenza, quando anziché frequentare le lezioni di pianoforte seguivo i ragazzi più grandi che suonavano nel centro giovani della mia città. Ricordo le vecchie consolle che usavamo: in effetti fu la tecnologia a rapirmi per prima, piuttosto che la musica stessa.


Quali erano i tuoi ascolti, le prime cose che suonavi in quel periodo?


Mi viene da ridere se ci ripenso! Passavo roba stranissima, scaricata nella peggior qualità. Ricordo qualcosa dei Crookers, Punjabi Mc ( immagini? ).. Io non avevo Internet ed era difficile costruire la mia collezione, se non con ciò che mi passavano gli amici.. cd vecchi e consumati. Quando hai deciso di cimentarti nella produzione e come hai iniziato?


La produzione è arrivata un po dopo, e anche li non c'erano i tutorial di turno. C'erano i corsi di Cubase organizzati al centro giovani. Diciamo che era una cosa abbastanza basic, nel senso che ci venivano mostrate giusto le potenzialità del software. Tutto il resto viene da autodidatta. Da Cubase sono quindi passato ad Ableton Live con tanta voglia di imparare e di sbagliare allo stesso tempo. Ho aggiunto le varie macchine in seguito, una volta padroneggiato il programma.


Sappiamo tutti che tra le difficoltà che un artista emergente può incontrare ci sia quella di trovare una label che creda in lui e nella sua musica. Come hai vissuto l'approccio con le etichette?


Agli esordi non avevo idea di come funzionassero le labels, i canali di distribuzione. Diciamo che scimmiottavo ciò che vedevo in giro anche se tanti usavano esclusivamente loop e sound banks preimpostati. Tuttavia mi affascinava la velocità con cui riuscivano a rilasciare musica.

La mia musica di allora era molto grezza, mixata malissimo e mi ostinavo a creare i suoni da solo senza l’ausilio di preset o librerie.. Questo mi ha reso le cose difficili in un certo senso.

Con il passare degli anni, e con le prime residency in un club della regione potei permettermi di iniziare ad acquistare dischi in maniera più costante.

Questa cosa mi aprì un mondo…

Iniziai ad affinare il mio gusto e a ricercare così suoni particolari, piu organici e profondi.

Quel periodo entrai in fissa con la minimal house e la deep techno, alla Mike Dehnert e Kris Wadsworth tanto per intenderci.

In quegli anni non uscì un disco mio. Ero molto prolifico in studio e se riascolto le produzioni dell’epoca, queste mi piacciono ancora un sacco. La musica ha sempre bisogno di una label che la produca e in quel periodo quella che desideravo uscisse i miei lavori, non rispondeva.

Credo molto nel lavoro dell’etichetta! Mi piace l’idea che la figura dell' artista sia affiancata in tutto l’iter della realizzazione della release e la logistica che ne consegue. Per questo mi sono sempre ostinato a mandare demo anziche stampare le mie copie o buttare su Soundcloud qualche free download.


C'è stato un preciso momento che ti ha segnato profondamente? Una situazione, una serata..


Per quanto riguarda il discorso “crescita” identifico la mia maturità in una serata vissuta a Parigi alcuni anni fa.. Nella conoscenza di alcuni amici le circostanze mi hanno portato a passare una notte in uno dei migliori club della capitale francese, parlo del Concrete.

Quella notte, 2017, mi ha cambiato la vita! Ricordo che la lineup fu incredibile: ERP, Jane Fitz B2B Solar, Andrew James Gustav e al piano di sopra la compagnia di Hardworksoftdrinks. Conoscevo poco ERP, a spanne l' electro detroit.

Mi piaceva molto la musica degli AUX88 e di Keith Tucker in particolare, ma non ero conscio del potenziale espressivo di quelle sonorità. Dopo il set di ERP tutto cambiò e quelle sonorità le feci subito mie.

Ero veramente arrivato a un buon livello in studio. Avevo la mente lucida, ero veloce, efficace... era il momento di scrivere.

Questa ondata di creatività non potevo rilegarla a un solo output e quando iniziai a sperimentare su cose più housey, nacque DJ Chupacabra.

Grandissime soddisfazioni.


Difficile paragonare le due attività. Ma se devi scegliere quale preferisci tra quella del Live e quella di studio?

Non mi sento di paragonare il lavoro in studio con un dj set/live.

Il contatto con il pubblico è importante quanto la meditazione in studio, infatti li affronto molto diversamente, emotivamente parlando.

Noto che il lavoro in studio si sublima meglio quando mi concedo del tempo fuori da esso. Quando sono estremamente triste o estremamente felice riesco a concludere poco. In PA, piu suono e piu vorrei suonare. Credo di avere dei veri propri down di serotonina il giorno dopo le serate belle, eppure non assumo nessun tipo di droga.

Tuttavia andare a suonare ultimamente era diventato un po meno accattivante. Uscivo di casa mal volentieri, quindi in un certo senso il lockdown di quest’anno mi è venuto in “soccorso".


Quali sono i lavori che preferisci? Tuoi e non tuoi.

I lavori che preferisco non sono mai usciti, ma sicuramente il primo Ep DJ Chupacabra è molto creativo e il Subwax è veramente un Ep solido e lo vedo longevo.

Bella domanda quella sui lavori altrui che preferisco..i lavori di altri che preferisco…

Avrei una dozzina di album preferiti da citarti, ma per protesta te ne do solo due:

Youandewan - There Is No Right Time

ERP - Afterimage


Parlaci di cosa ti aspetti dal futuro e di cosa bolle in pentola..

Dal futuro non so cosa aspettarmi sinceramente. Stanno cambiando molte dinamiche nella mia quotidianità e probabilmente arriverò a trascorrere molto meno tempo in studio di quello che gli ho dedicato fino ad ora, quindi vedremo...

Ho un paio di EP in uscita sia come Davide Piras che come DJ Chupacabra.

Pareidolia Recordings sarà la mia prossima tappa discografica come Davide Piras.

Ne approfitto per abbracciare Stefania, label owner di Pareidolia, per l’impegno e la tenacia con cui ha dato vita a questa bellissima piattaforma. Questa release sarà la prima 100% made in Italy. Uscirà a novembre e non vedo l’ora di tenere il disco tra le mani.

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