• Alessandro Monne

Face to face : Astronomy Domine


Astronomy Domine risponde al nome di Andrea Atzeni, produttore sardo che negli ultimi anni ha tracciato un solco importante nella scena elettronica e techno. Fonda OVUNQVE nel 2016 con l'obbiettivo di produrre i suoi artisti preferiti e di farli arrivare ovunque, appunto. Difficile categorizzare i suoi lavori, molto più utile lasciarsi trasportare dalle sue variabili. Quelle che condizionano la sua musica. Parliamo di situazioni, di sentimenti e di umori.




Andrea, hai iniziato giovanissimo a produrre.. Quali sono i momenti più felici che hai vissuto all’inizio? E da un punto di vista tecnico quali sono stati i primi passi?

Ciao ragazzi, grazie mille per l’invito. Ho iniziato a produrre musica nel 2006, che io ricordi almeno. Usavo vari software senza capirci praticamente nulla (Fruit Loop Studio, Cubase).

Dopo vari anni mi sono dedicato totalmente ad Ableton (software che uso tutt’ora).

Acquistai così le prime schede audio, tastiere, controller, effetti, synth, drum machine.

Il 2010 penso sia stato l’anno della svolta.

Dopo un’esperienza lavorativa ad Anversa con Andrea Porcu (Rohs! Records), capii immediatamente che quello della musica sarebbe stato il mio mondo!

Aprimmo una label, Somewhere Records, producendo praticamente solo artisti esteri Dub Techno e Ambient. Dopo qualche mese iniziammo il progetto The Smiling Strangers pubblicando il primo disco su An-Ay Tokyo.

Penso che questi siano stati i momenti iniziali più felici. Quelli che poi mi hanno portato a fare tutto cià che ho fatto e faccio tutt’ora.


Come sono cambiati i tuoi ascolti, le tue preferenze negli anni? E di conseguenza come la tua musica si è evoluta?

La mia musica è un continuo evolversi e più passano gli anni più aumenta la consapevolezza, l’esperienza, e di conseguenza gli ascolti che faccio giornalmente. Vado alla ricerca del diverso e non mi piacciono le cose ovvie. Nella musica come nella vita di tutti i giorni.

Ascolto praticamente tutto. Dalla techno, all’house, al rap, alla trap, alla musica classica, all’ambient, rock, punk..


Non ti è mai piaciuto categorizzare il tuo suono, o meglio i tuoi lavori. Qual è il filo conduttore che unisce i passaggi tra i diversi generi che hai proposto e che continui a fare (con incredibile efficacia aggiungerei)? Sinceramente non lo so, non seguo un genere definito. Penso sia tutto dettato da quello che provo mentre faccio musica o il periodo precedente a quando mi butto in studio. Cerco di raccontare qualcosa, non riuscirei a trovarci un senso altrimenti. Ho cambiato molto l’approccio.

Prima la prendevo più come una cosa meccanica.. facevo mille uscite, mille dischi, mille cose, ora è più una questione di cuore. Aspetto il momento giusto per buttarmi in studio (magari passa anche un mese) e aspetto il giusto mood, le giuste sensazioni. Come se cercassi un concept, come se dovessi vivere qualcosa e poi raccontarlo.


Quanto è difficile dare vita attraverso la musica a un’ispirazione, a un’intuizione, a un sentimento? Tu come ti muovi?

Cerco di rispettare la musica e le mie sensazioni. Come fosse un rapporto umano, quasi idilliaco. Come detto prima, aspetto il momento giusto. Come se mi dovessi sentire sensibilmente pieno. Quando arrivo a questo punto allora posso mettermi in studio e le cose vanno da sole, come per magia.

Senti la pressione quando lavori a qualcosa di nuovo, considerando magari il lavoro precedente?

Non sempre. Dipende dal periodo e dal lavoro precedente. Solitamente no comunque. Tendenzialmente mi piace stupirmi. Non amo fare sempre le stesse cose, quindi cerco sempre nuove “combinazioni” sonore. Ci sono stati periodi più intensi di altri dettati dall’emozione e dalla consapevolezza che il disco precedente fosse andato molto bene. A volte prevale la paura, paura di cadere, di conseguenza il processo creativo si interrompe o viene dopato.

C’è stato un preciso momento nella tua vita dove hai deciso di chiudere un progetto per aprirne un altro. Parlo di Somewhere Rec. e OVUNQVE. Cosa portò a quella decisione?

Dopo 5 anni con Somewhere Records avevo bisogno di chiudere un capitolo per aprirne un altro da solo. OVUNQVE, aperta nel 2016 racchiude me stesso al 100%. Dalla scelta artistica, a quella grafica e promozionale.

In molti mi chiedono la filosofia della label. La filosofia è: “produco quello che mi piace”.


Non ti chiedo cosa preferisca tra produzione e LIVE. Ma la cosa che preferisci e quella che non tolleri di entrambe le cose?

Io ti rispondo ugualmente: preferisco produrre musica.

La cosa che preferisco quando produco musica è assentarmi completamente dalla vita di tutti i giorni. Riesco a esprimere quelle sensazioni che a parole difficilmente riesco a esprimere.

Una cosa che non mi piace quando produco sono le attese e i blocchi creativi, attendendo le sensazioni, che spesso mi destabilizzano. Fare live mi piace ma è troppo impegnativo.. seguendo tante cose non riesco a lavorarci bene quindi opto sempre per un live-set.

Ti sei esibito in tutto il paese e all’estero, tuttavia parli con diplomazia delle tue esperienze senza per forza preferire un’ esperienza a un’ altra. Parlaci però della notte al Tresor. Cosa hai provato il giorno dopo?

La prima volta che suonai al Tresor fu nel 2015, feci l’apertura a VSK e Synthek.

La prima mezz’ora mi tremavano le mani.

Dopo realizzai che ero io, che ero li, che suonavo nel club più importante al mondo per la musica Techno. Tutto andò alla grande.

Come vedi la scena sarda e in cosa gli addetti ai lavori dovrebbero focalizzarsi?

L’unica cosa che posso dire a chi sta cominciando ora è di avere tanta pazienza, perseveranza, umiltà. Crederci fino infondo e trovarsi/crearsi sempre altre strade.

Ci saranno momenti in cui sembrerà di aver tutti contro, tanti bastoni fra le ruote.

Questo sarà il vostro punto di forza. NON SIATE MAI SUCKERS!

Puoi parlarci dei prossimi progetti? Cosa ti piacerebbe fare prossimamente?

Sto collaborando con un mio caro amico (Clash), dj storico sardo. Devo a lui la passione per la techno. Siamo nati nello stesso paese, Guspini. A breve uscirà il nostro primo disco come “MASTER NUMBERS” e partirà il tour assieme (Milano, Roma, Torino, Bucharest, Cagliari ecc..). Assieme a Clash e a Keven (proprietario del Cafè Della Musica) stiamo aprendo una nuova organizzazione eventi per dare una scossa al territorio, punti in comune sono la musica, la cultura, il clubbing.

Guspini deve tornare il grande punto di riferimento per la techno in Sardegna, come lo era 10 anni fa (vedi i vari Stay Up, serate al Pala Pip con Chris Liebing, tutte le serate di Basstation tra Felix, Sleepwalkers etc..).

Dobbiamo far appassionare le persone, spiegando e tramandando il verbo. Dobbiamo puntare sui giovani, sulle nuove generazioni. Serve l’aiuto di tutti, speriamo bene.

Degli altri progetti non parlo, porta sfiga.


Le influenze più care, quelle di quando eri un ragazzino, le conosciamo. Ti chiedo quali sono quelle odierne tramite le produzioni che ti hanno segnato negli ultimi anni e ti saluto con particolare stima! Speriamo possa tornare presto a esibirti in Sardegna. Sto ascoltando un’etichetta in particolare, danese, che mi fa impazzire: Posh Isolation.

Musica elettronica pura, in tutte le sue mille sfaccettature. Uno degli artisti che più ha prodotto per questa label è Varg, artista svedese (Northern Electronics).. la consiglio vivamente!



Salutaci con una traccia che ha caratterizzato la tua carriera.


Grazie ragazzi, a presto!


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