• Alessandro Monne

Face to Face : Ameliée

Aggiornato il: mar 22

Valentina Ameliée, dj e conduttrice radiofonica innamorata del suono analogico. Romana di nascita, classe 1988 e gira mondo come attitudine. Madre del collettivo tutto al femminile "She Made", che dal Rashmon della capitale ha visto lei e le altre ragazze della crew come protagoniste di diversi party in giro per la penisola. Rivelandosi presto un vero successo per i traguardi raggiunti tra Londra e Berlino




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Ciao Valentina, ci racconti com’è stato entrare in contatto con la musica techno? Quali sono le tue primissime esperienze?


Ciao a Voi! Sembro una scolaretta innamorata, quando con la memoria devo tornare così indietro. Avevo 19 anni, amici più grandi mi portano ad una festa che si chiamava DISSONANZE, era l’estate del 2007, quasi mi vedo da fuori e mi faccio tenerezza. Una volta entrata nella main del Palazzo dei Congressi fui travolta da un’energia che se la cerco bene è ancora qui da qualche parte. Tutti guardavano nella stessa direzione e si muovevamo con lo stesso ritmo, cadenza ipnotica continua e vibrante. Fu amore. La line up era lunga e internazionale, ma io tornai a casa con due parole stampate nel cuore, la prima era Chris, la seconda era Liebing. Da lì non mi sono mai fermata, ho seguito Chris Liebing quasi ovunque in Europa, lo seguivo tramite MySpace, non avevo neanche l’account Facebook, e il mio amore per la Techno mi portò in quel di Mannheim. Il mio primissimo Time Warp, era il 2011, pensa che sono partita da Firenze con il pulman per arrivare lì. Poi ho iniziato a lavorare al Goa, ho avuto il piacere di ascoltare Dj internazionali per anni, e senza accorgermene, affinavo il mio orecchio e definivo i miei primi gusti musicali.


Quando hai capito che l’intensità di quelle esperienze ti avrebbero accompagnato nella tua vita?


L'ho capito perché volevo ancora quell'energia, perché non ero mai sazia di ascoltare nuovi suoni, di conoscere altri artisti, e mi innamorai della club culture in maniera forte e radicata. Il desiderio di dar vita ad un party in cui ero io la direttrice artistica venne dopo, mi sono sempre definita prima una vera clubbers e forse per questo quel giorno quando ho invitato i miei amici più cari al primissimo She Made vennero in massa: stavo raccogliendo ciò che per anni avevo seminato.


Essendo impegnata su più fronti, ricordiamo il tuo impegno in radio, come gestisci il tuo tempo libero?


Prossima domanda?

Tasto molto dolente; a volte, per la mole di lavoro che ho nei vari settori in cui sono operativa, non riesco a dedicare quanto tempo vorrei al semplice e sano ascolto di musica libera, e questo mi fa soffrire molto. Cerco di gestire tutti i miei interessi combinandoli tra loro, la radio ( Radio RID 96.8 FM ) ad esempio è lo sposalizio tra la musica che amo e la comunicazione. Ci sono periodi più intensi e periodi in cui il tempo è dilazionato in maniera per me più proficua, e sono quelli che ricerco per dedicare tempo a me stessa e alla mia musica.



Penso che un format totalmente al femminile sia stata un’idea più che riuscita.. perché si dovrebbe partecipare ad un party She Made?


Parliamoci chiaro, la nostra festa in sé non ha nulla di nuovo né di speciale. Il fondare una festa interamente ideata gestita e prodotta da sole donne, non ha fatto vincere il Nobel a nessuno, e poi esistono ed esistevano tanti progetti affini in giro per l’Europa.

Però, l’essere ancora operative dopo 7 anni, reggere il confronto con la musica e la moda che cambiano, proporre una linea musicale sempre coinvolgente ma di qualità, tener testa con diplomazia ad un gruppo di lavoro formato solo da donne e non dimenticare mai perché hai iniziato a fare questo lavoro… ecco, quello si che fa la differenza. Le idee sono importanti fino ad un certo punto, serve portarle avanti con dedizione e costanza per renderle straordinarie. Perché venire a She Made? Perché abbiamo sempre proposto le promesse dell’House elettronica internazionale da quando siamo nate, abbiamo coccolato le nostre guest come figlie, e tutto l’amore da loro percepito si e tradotto in set pieni di riconoscenza e goduria. La musica è il motore di tutto e quando viene scelta e rispettata così tanto, l’atmosfera che si respira ne risente in positivo. Cerchiamo di far sentire la nostra presenza a tutti, siamo noi l’anima e il motore di ogni party ed da lì che si accende tutto. Seducente, vibrante e fresco.

Ecco She Made.


Hai suonato in tanti club prima di She Made. Come è nata l’idea di questo progetto? E come vi siete sentite una volta realizzata la possibilità di metterlo su?


In realtà no, solo dopo aver fondato She Made ci si sono aperte le porte dei club d’Italia. Sia io che Agnese avevamo iniziato a mettere i dischi ma più per diletto che altro. Era estate a Roma e ci trovavamo nella piccola residenza estiva di Bizzarro al Gone di Ponte Milvio, io e la mia futura socia Agnese eravamo Pr incallite e sostenitrici del progetto e lì, tra tequila e Gin Tonic abbiamo detto “FACCIAMOLO”. Dopo qualche mese avrebbe aperto il Covo River Bar ma nessuno voleva darci il Week End, era un esperimento troppo azzardato. “A noi va bene il martedì”, e così fu.

Il 2 Luglio 2013 iniziò la nostra avventura. Non potevo credere ai numeri di quella sera.. diventammo le regine della manifestazione Gazometro. Ma d’estate sono tutti più belli ed e tutto più facile. La decisione di portare il progetto al Rashomon in inverno fu sofferta, ma si rivelò un successo. Abbiamo portato She Made in tanti e tanti posti, ma la magia e la sinergia tra She Made e il nostro Rashomon Bar non l’abbiamo trovata in nessun luogo, e sai perché? Perché nessun posto è bello come casa tua, dove hai mosso i primi passi, dove sei diventata grande.


Come avete gestito il consenso e quando avete deciso di osare proponendo il format all’estero?

Dopo il Rashomon e arrivato il Goa, poi l'Hotel Butterfly, gli anni passavano e noi abbiamo iniziato a sentirci più grandi.

Ora al Sanctuary abbiamo trovato la nostra dimensione e la stagione ci sta riempiendo di soddisfazioni.

Quando Agnese anni fa si trasferì a Londra mi sentii persa, ma solo grazie a lei abbiamo messo le radici prima a Londra e poi in tutta Europa. L’Italia rispondeva bene ma non ci bastava, soprattutto perché Agnese aveva preso la residenza prima al party “This is the music we play” e poi al “Point”. Decidemmo così di fare il primo She Made in una warehouse. Abbiamo sempre agito in punta di piedi, senza fretta ne strafalcioni, creando la nostra rete di supporto e conoscenza in maniera spontanea e leale. Ra+Re records sono le nostre cuginette francesi, e con loro abbiamo chiuso il secondo She Made al Fabric quest’anno. Osare alla fine ci ha portato bene!







Chi ti ha sorpreso più tra le fantastiche Dj che avete ospitato negli anni?


Non ti riesco a dare dei nomi, sono 7 anni che ospitiamo djs internazionali e nazionali al nostro party e ogni volta mi stupisco perché ognuna di loro ci ha dato qualcosa. Ti posso fare volentieri qualche esempio:

Matisa era appena maggiorenne quando suonò per la prima volta da noi, era il 2015 e ora Jackmaster l’ha scelta come partner per alcune delle sue trasferte in nord Europa; vederla crescere come producer e sentirla ancora parte della nostra famiglia non ha prezzo. Vantiamo la primissima volta a Roma di Laurine di Slowlife, e anche lei la seguiamo ancora con stima e affetto. Nel 2016 Dj Red accettò di suonare al Rashomon Bar alla nostra festa e fu per noi una consacrazione. Tutte mi hanno sorpresa nello stupirsi loro stesse vedendo il nostro attaccamento al progetto, di questo vado tanto fiera: She Made non è un capriccio, è un desiderio viscerale di portare avanti la nostra idea di festa.


Di quale risultato vai più fiera? Quali obiettivi ti poni personalmente e collettivamente?


She Made non è stata la meteora tipo “quelle hanno fatto un po’ di feste poi non si sono più viste”. Essere una realtà attiva nella capitale dopo tanti anni è il risultato che mi riempie il cuore di gioia.

Mantenere solido il gruppo dopo 7 anni non è affatto semplice; restare in piedi nonostante i cambiamenti di vita di ognuna, resta ancora l’obiettivo principale del progetto. Il collante di tutto, come ho sempre detto, è la nostra voglia di far festa e divertirci insieme.. se un giorno dovesse mancare questo tutto il progetto si frantumerebbe in mille pezzi. Dunque quello che rimando alle ragazze è di non perdere di vista il perché ci ritroviamo sempre lì, She Made dopo She Made. Sul piano concreto voglio e vogliamo tornare a far festa d’estate, sul mare.. ma non posso dirti altro.



Come si sono evoluti i tuoi ascolti e di conseguenza le tue proposte nella crescita?


Ho avuto vari periodi - come tutti i Djs probabilmente - ma vuoi o non vuoi il fatto di mettere il naso fuori dalla tua zona confort mi ha sempre regalato grandi sorprese. Come pensavo di aver trovato la mia linea, eccomi al Terraforma ad ascoltare artisti sconosciuti che mi hanno aperto le porte a nuovi innesti; la freschezza e la spinta al nuovo, dopo il mio primo Dekmantel sono diventati sempre più forti. Il taglio più europeo che ha preso la direzione artistica di She Made ne è la riprova. Ora come mai ascolto musica diversa e propongo in ogni set un percorso che parte dal basso, viscerale e che esplode in sonorità eclettiche. Resto attenta e concentrata a non perdermi troppo, spaziare potrebbe essere una lama a doppio taglio, ma è un rischio che ora mi piace correre.


In base a quali criteri prepari un set?


Ci sono dischi che non levo mai dalla borsa e ce ne sono altri che entrano quasi nuovi. Cerco di portare una rappresentazione musicale della mia anima in ogni mio set, di svelare me stessa.. ma non subito; gioco tanto con la pista e mi piace l’interazione che riesco a creare tra me e il pubblico. A volte penso di dover per qualche motivo infilare nel set un particolare disco, perché è tanto suonato in quel momento, o magari rifletto quanto sia più giusto avvicinarsi al suono dei resident, poi mi fermo. E penso che se è Ameliée quella che vogliono non devo distrarmi, e torno a pensare al mio suono, a quello che piace a me, e allora diventa tutto più fluido, e scelgo i dischi con quella sicurezza che solo dentro di te puoi trovare.


Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Ti chiedo per salutarci di citare 3 dischi che sono

particolarmente importanti per te.


Ma come solo 3? Ma è impossibile!! Preferivo la domanda sul tempo libero..

Dovrei spiegarti perché ho scelto questi e non altri in questo momento della mia vita, ma poi partirebbe un’altra intervista.

Comunque invidio chi li dovrà ascoltare per la prima volta, veramente lo dico..

E’ stato un piacere.

Grazie a voi.

Allora:


Trax Records. Adonis - No way back. 1986


D:vision. The Heclectic - Found a Cure. 1988


Aspect Music. Soul Capsule - Law of Grace. 2001




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