• Alessandro Monne

Face to Face: Alex Dima

Aggiornato il: 7 nov 2019

Abbiamo scambiato due chiacchiere con Alex Dima, dj e producer torinese di casa Outcast. 





Ciao Alex, è un piacere per noi. Ti sei avvicinato giovanissimo al mondo della musica elettronica. Come è successo e come è stato il percorso che ti ha portato a "toccare" due continenti? Ciao guys! Grazie a voi, un piacere per me! 

La passione verso questo mondo nasce prestissimo. Da piccolo, in macchina con mio padre, mi capitava di ascoltare Flavio Vecchi, Steve Mantovani, Coccoluto. Sebbene inconsapevolmente, è stato un primo approccio a questo mondo.

L’interesse vero e proprio, però, nasce nel 2007/2008, quando iniziai a frequentare un club nella provincia di Torino dove ogni settimana venivano invitati molti artisti italiani e stranieri.

Nel giro di pochi anni la voglia di “stare dall’altra parte” iniziò a farsi sentire, così iniziai a mettere le mani sui primi cdj e apprendere le nozioni necessarie. Devo tanto a Munir Nadir che con pazienza, in quegli anni, mi insegnò e trasmise molto. 

Nel 2013 nacque Outcast ed ebbi la fortuna di ottenere un warm up durante l’ultimo party della stagione con Ray Okpara: da li fu un susseguirsi di opportunità e novità importanti. Ancora oggi sono proprio i cambiamenti costanti che mi stimolano a credere moltissimo in questo progetto e che mi hanno portato in giro per diverse città europee e non. Come è cambiato il tuo suono nel corso degli anni?  Penso che il suono debba essere in costante evoluzione, pur mantenendo salde le influenze più rappresentative. Nel mio caso l’house music penso che sia il genere predominante ma, negli anni, il mio suono ha spaziato moltissimo. L’approccio al vinile ha caratterizzato molto la mia idea di musica e di dj set. Ricordo qualche anno fa, quando la mia collezione di dischi era scarna e impazzivo per cercare sempre nuova musica in digitale. Un giorno decisi di andare da Mondo Musica, un negozio di attrezzature per dj poco lontano dal centro di Torino, a passare un pomeriggio ad ascoltare dischi: era un approccio nuovo alla ricerca, più libero e stimolante ma soprattutto più reale.

Da quel giorno la voglia di scoprire nuova musica è in continua crescita, e mi ha portato ad includere nei miei set influenze che vanno dalla uk garage a sonorità più progressive o acid. Qual è il disco che ti ha catturato? Il primissimo! Tra i primi dischi acquistati devo citare Raas Bucket di Nathan Coles: lo comprai nel 2014 ma non trovai mai la situazione giusta per suonarlo, a distanza di anni mi resi conto di aver comprato un super disco ma di non averlo “capito” subito. Quando hai capito che questo è il lavoro che fa per te, o meglio la vita che fa per te? Le continue opportunità ottenute mi hanno fatto pensare che fosse la strada giusta da seguire. Gli anni nei quali condivisi casa a Torino con Munir Nadir e Salvatore Ficara , uno degli organizzatori di Outcast e fratello da sempre nella vita, mi abbiano fatto entrare definitivamente nell’ottica di questa vita.

Sei cresciuto a Torino, una città in continua crescita. Come hai visto cambiare la sua scena e come la giudichi oggi? Torino è una di quelle città in Italia che ha tanta storia alle spalle, quando si parla di musica elettronica. Ci sono istituzioni, come il Doctor Sax, che hanno fatto ballare diverse generazioni e dato spazio a tantissimi artisti della città e ospiti molto importanti.

Ad oggi la città è molto attiva e ricca di eventi, sia nei club che in location più ampie. Basti pensare al Futur Festival, al Movement o al Club 2 Club. Purtroppo la scena cittadina risente un po’ delle nuove regole comunali che hanno limitato molti locali, e indubbiamente dell’influenza di nuovi trend musicali che si sono diffusi tra i ragazzi più giovani. Tutti gli artisti hanno momenti di soddisfazione e altri di crisi. Quali sono stati i tuoi? I momenti di crisi caratterizzano la vita di ogni persona. Quando si decide di intraprendere una strada come questa si deve mettere in conto, sin da subito, che ci possano essere gioie così come momenti meno felici.

Il momento di crisi più forte l’ho avuto a maggio del 2015, quando qualcuno fuori da un club mi rubò la valigia dei dischi. Mi demoralizzò pensare che una persona presente al party fosse capace di un gesto simile. Tuttavia grazie ai miei amici, superai quel momento e l’esperienza mi servì per consolidare ancora di più la voglia di andare avanti.

Sono dell’idea che si debbano accettare questi momenti e soprattutto che si debbano affrontare sempre in modo costruttivo.

Hai viaggiato parecchio e suonato in tutte le capitali Europee. Quale club ti ha impressionato di più? Io un'idea ce l'ho, poi ti dico se ho azzeccato! Parli del Club Der Visionaere? Beh penso che suonare a Berlino sia uno di quegli obiettivi che ogni dj si ponga inizialmente.

Indubbiamente è stata una delle esperienze più intense in giro per l’Europa e allo stesso modo il club dove mi sono sentito più libero di esprimermi. Ma, ad essere sincero, il club che mi ha stupito di più è stato il The Arch di Brighton, dove ho suonato a Giugno del 2015 con i ragazzi di BeAvantgarde: era tra le prime date fuori dall'Italia, ricordo che avevo un set time dalle 4:30 alle 6 ma il party chiuse alle 7 perché la situazione era davvero calda! Fu una grandissima soddisfazione per me e tuttora ho uno splendido ricordo di quell’esperienza. Con chi senti più affinità dietro una consolle? E con chi vorresti condividerla un giorno? Outcast ha un buon organico di dj e siamo tutti molto legati al progetto. Sento perciò un forte legame con tutti gli altri resident. Perciò se dovessi dirti con chi sento maggiore affinità, sarei in difficoltà, ma posso dirti che con tutti loro è sempre un piacere condividere la consolle.  Quali sono i tuoi progetti prossimi? Sicuramente ho come obiettivo quello di far crescere il progetto di Coordinate Records, con Bakked e Denaila. Non nego che mi piacerebbe fare un'esperienza fuori dall'Italia e trasferirmi per qualche mese o anno in un'altra città.

Salutaci con delle parole, o con il tuo disco di battaglia, o come pare a te! Grazie per l'opportunità, vi saluto con uno dei miei dischi preferiti di sempre anche se molto recente! 










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